Un ragazzo, guardando il murale, ha visto nelle figure che lo compongono delle aperture oltre il muro, qualcosa che permette la comunicazione tra più piani: il muro di mattoni rossi, le foglie di cui alcuni corpi sono composti, che creano dei percorsi morbidi, da seguire come strade da percorrere; e ancora corpi che rivelano luoghi fatti di materiale che possiamo immaginare industriale: reti, tondini, fili. Il ragazzo non era a conoscenza del percorso che in questi mesi ci ha portato a questo risultato, ma questa semplice osservazione mi ha fatto tornare all’inizio della nostra ricerca, a settembre 2013, e alla stratificazione di cui è fatto il PAV, che da fabbrica è passato ad essere territorio industriale dismesso prima di rivivere nella dimensione di parco e centro d’arte contemporanea. Questi passaggi rivivono tramite i lavori di artisti, presenti al PAV, che ci hanno introdotto al tema del percorso e dei suoi contrasti: aperto/chiuso, dentro/fuori, sopra/sotto, superficie/profondo. Contrasti di cui sono fatti i luoghi e di cui siamo fatti noi. Il murale di “Oltre Modo” (nome che il gruppo si è dato), si colloca all’interno di un viaggio triennale con il PAV, come processo di crescita e Invenzione di Paesaggi Sociali, in cui l’arte agisce nell’ambiente come processo di benessere collettivo. Desidero riportare le parole di un partecipante al progetto, che rappresenta il modo in cui far parte del gruppo abbia fatto emergere in ognuno sensazioni profonde sul nostro percorso dentro e fuori dal PAV, e su cosa abbia rappresentato quest’esperienza: “edificio strano, ecologico, un convento separato dalla città, emozionarsi, ricerche mentali, accogliere e stare insieme, gioco, essere infantili non nel significato di stato regressivo, ma in quanto stato liberatorio, di happening. Mi sono sentito un bambino”. Quest’ultima frase ci emoziona perché sentirsi bambino significa poter sperimentare nel campo creativo e in quello relazionale e ci fa pensare che Oltre Modo ha dato vita a un gioco collettivo.
Luisa
L’idea è partita da un writer che si divertiva a fare delle figure nella metropolitana di New York e divenne famoso per la sua arte lavorando in molti luoghi. Noi abbiamo lavorato in collaborazione con i fotografi del Bandolo e abbiamo così ricavato delle sagome che sono state incollate sul muro concesso dopo una lunga ricerca. Per trarre delle idee ci siamo recati al Bunker di Torino.
Abbiamo formulato una sintesi che rappresentasse le nostre ispirazioni e che fosse la conclusione di un percorso effettuato dal nostro gruppo. Il lavoro finale è il prodotto di varie persone che hanno partecipato e suggerito l’idea dell’opera murale.
Nell’angolo inferiore destro vi è il logo ideato e scelto per quest’opera.
È una riflessione individuale e di gruppo dell’interno ed esterno del pensiero visivo. Abbiamo pianificato il nostro pensiero attraverso la gestualità.
Tommaso e Franco
Il muro
Tante persone, un solo progetto: “Il muro”.
Come attorno a un alveare le api infervorate ronzano per produrre il miele, così le persone infervorate collaborano alla costruzione del muro. Che piano piano si riempie di figure che lo riempiono. E finalmente un progetto diventa realtà. E questa è la realtà del Parco Arte Vivente, da un sogno alla sua realizzazione.
Flavia
Il muro abitato
Muro di mattoni accoglie sagome umane coreograficamente studiate per stupire.
Maria
Guardando l’opera conclusiva, mi è passata la fatica.
Franco
Uomo e Muro: un connubio di interazione da migliaia di Anni.
Uomo e Muro: Nozze dall’Antichità
Muro e Uomo: patto d’amicizia
Muro come linea di divisione barriera
Muro come “contenitore” e accoglienza di rifugio.
Ariberto
Gianluca era circondato da recinti che lo difendevano dalle insidie della città e dai rapporti con gli altri. Un giorno scopre che può esprimersi più facilmente con la fotografia e che può condividere questa possibilità con altre persone. È così che si forma, cinque anni fa, il gruppo di fotografia del Bandolo su iniziativa dell’associazione Insieme. Quando a fine gennaio, al gruppo di fotografia del Bandolo è stata offerta la possibilità di realizzare un percorso in comune con il progetto di educazione all’arte in corso al PAV, l’adesione è stata immediata per le note competenze riconosciute allo staff del PAV.
Inoltre il gruppo di fotografia, che dalla sua costituzione, persegue la rottura dei recinti e delle limitazioni alle relazioni personali e dei cluster, aveva la consapevolezza che il contatto tra gruppi disomogenei, inizialmente avrebbe aggiunto difficoltà a difficoltà, ma che proprio il suo superamento avrebbe generato un risultato positivo per le persone e per i gruppi.
Il gruppo di fotografia, che ha utilizzato, all’inizio del percorso, le proprie competenze specifiche, è stato coinvolto operativamente nelle diverse fasi del progetto, sperimentando con interesse e soddisfazione, nuove tecniche didattiche e modalità espressive, per poi concludere ritornando a inquadrare, ma con occhi nuovi e oltremodo, le persone e le immagini del progetto.
Rodolfo
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martedì 28 ottobre 2014
lunedì 30 luglio 2012
Al fuoco, al fuoco!
Da tempo casa è il villaggio globale. O la sua illusione. E la lingua comune per illuderci è l’inglese. L’inglese chiama home il luogo attorno cui si scaldano gli affetti famigliari.
Dentro a cui si agitano passioni, rancori, legami. Molto più che la semplice house, di cui si occupa soprattutto il mercato immobiliare. Ancora più calda è la questione della Heimat tedesca, e di cosa si è portata dietro nei traslochi da un’accezione all’altra, i prodromi del Terzo annidati al tempo del Secondo Reich. Ma anche nell’italiano di un’Italia senza imperi, la casa, quest’idea di casa, brucia. E già bruciava nei vecchi documenti della chiesa di tutti o dei signori di qualcuno, dove si scriveva fuochi per contare i nuclei familiari presenti nei villaggi. Per contare famiglie e case: focolari di storia e storie, che bruciando modellano la nostra memoria. Questi temi sono molto cari ad Antonella Tarpino, editor Einaudi, che se ne è occupata, tra gli altri, in Geografie della memoria. Case, rovine, oggetti quotidiani (Einaudi 2008), Il paese che non c’è (Communitas, 57, dicembre 2011) – di cui è stata curatrice con Vito Teti – e Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro, di prossima uscita.
Dentro a cui si agitano passioni, rancori, legami. Molto più che la semplice house, di cui si occupa soprattutto il mercato immobiliare. Ancora più calda è la questione della Heimat tedesca, e di cosa si è portata dietro nei traslochi da un’accezione all’altra, i prodromi del Terzo annidati al tempo del Secondo Reich. Ma anche nell’italiano di un’Italia senza imperi, la casa, quest’idea di casa, brucia. E già bruciava nei vecchi documenti della chiesa di tutti o dei signori di qualcuno, dove si scriveva fuochi per contare i nuclei familiari presenti nei villaggi. Per contare famiglie e case: focolari di storia e storie, che bruciando modellano la nostra memoria. Questi temi sono molto cari ad Antonella Tarpino, editor Einaudi, che se ne è occupata, tra gli altri, in Geografie della memoria. Case, rovine, oggetti quotidiani (Einaudi 2008), Il paese che non c’è (Communitas, 57, dicembre 2011) – di cui è stata curatrice con Vito Teti – e Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro, di prossima uscita.
lunedì 2 aprile 2012
Mappa Mundi
“Vivere, viaggiare, scrivere. Forse oggi la narrativa più autentica è quella che racconta non attraverso la pura invenzione e finzione, bensì attraverso la presa diretta dei fatti, delle cose, di quelle trasformazioni folli e vertiginose che, come dice Kapuscinski, impediscono di cogliere il mondo nella sua totalità e di offrirne una sintesi, consentendo di afferrarne, come un reporter nel caos della battaglia, solo dei frammenti. Egli stesso del resto crea una vitalissima letteratura tuffandosi nella realtà, raffigurandola con rigorosa precisione, afferrando come un cane da caccia i suoi dettagli rivelatori anche più fuggevoli, e componendo il tutto in un quadro, fedele e insieme reinventato, che è il ritratto del mondo e del viaggio attraverso il mondo.”
giovedì 3 novembre 2011
Altre parole
Queste parole dovevano essere altre. A proposito di cerchi che si chiudevano, paradossi che si schiudevano, modelli nuovi e vecchi, spinte e controspinte, fughe in avanti e indietro, scoperte e ritirate. Tanta carne al fuoco, due soli personaggi, l’uomo e la natura.
giovedì 16 giugno 2011
Le Stagioni/Si prega di scrivere
La multimedialità non è solo una conseguenza della tecnologia: è anche ibridazione di linguaggi, in cui il filo rosso è costituito dal messaggio, che corre come un racconto a staffetta sul filo dei diversi media. Oggi “transmediale” è un aggettivo di attualità nel mondo della narrativa italiana, specie dopo la pubblicazione di New Italian Epic da parte del collettivo Wu Ming, e il dibattito che ne è seguito. Ma “transmediale” è anche una qualità propria del DNA stesso del PAV, alla costante ricerca di terreni marginali, slabbri, processi in cui operare e allargare la sua azione ibridante.
lunedì 9 maggio 2011
Ciò che punge
La veggenza del fotografo non consiste tanto nel “vedere” quanto piuttosto nell’esserci
[Roland Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Giulio Einaudi editore, Torino 1980]
[Roland Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Giulio Einaudi editore, Torino 1980]
venerdì 15 aprile 2011
Il corpo erotico

In un suo recente articolo, uscito su La Repubblica prima, quindi su Minima & Moralia (il blog di Minimum Fax), Giorgio Vasta (Il tempo materiale, Spaesamento), prendendo come spunto la recente ripubblicazione di Ricordo di Anna Paola Spadoni (Giuseppe Mazzaglia, Isbn), rilegge il romanzo erotico degli anni Sessanta in Italia. Presentandolo come un corpo plurale, marginale ai canoni dell’epoca ma vivo, contemporaneo al lettore di oggi.
venerdì 1 aprile 2011
Lettera Internazionale n. 107: il corpo e il potere

Il corpo nelle sue relazioni con il potere: è questo l’argomento monografico dell’ultimo numero di Lettera Internazionale, la prestigiosa rivista trimestrale europea di cultura, transnazionale e multidisciplinare, fondata nel 1984 da Antonin Liehm e Federico Coen. Un campo “altro” ma non distonico e per certo confinante con il programma artistico, educativo e formativo 2011 del PAV, incentrato sul mondo corporale. Anzi, un segno forte di come il corpo sia, oggi e nelle più diverse accezioni, argomento emergente, sensibile, necessario.
lunedì 28 marzo 2011
Altre stagioni
Le cose vivono, senza sbalzi evidenti, in un fluire continuo e dolce, privo di smottamenti e anse impreviste.
lunedì 7 febbraio 2011
Le Stagioni
Il PAV / Parco Arte Vivente, in collaborazione con lo studio editoriale Pangramma, indice il bando “LE STAGIONI / si prega di scrivere”, aperto a racconti inediti.
Oggetto del bando
Oggetto del bando
Ogni candidato dovrà mandare un racconto a tema, diviso in quattro parti.
Il tema sono le stagioni, viste come vettori in cui trovano equilibrio il tempo e lo spazio, e tessuto connettivo tra mondo e uomo (le stagioni dell’anno e quelle di una vita). Inoltre, le stagioni come elementi ordinatori di piani temporali, ma non ordinabili a loro volta, autonome ma fortemente interconnesse l’una con l’altra.
venerdì 4 febbraio 2011
Corpo del testo: si prega di scrivere
La realtà pulsante e viva del PAV si nutre in continuazione di stimoli esterni e, anche in occasione del lancio di questa nuova esperienza, ha fatto in modo che due persone non specialiste potessero contribuire con uno sguardo diverso alla definizione di spunti di riflessione e, ci auguriamo, di un progetto che coinvolga i lettori.
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