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lunedì 27 giugno 2011

La mano a te dovuta - di Pamela Pelatelli

Autunno.
È quasi una settimana che piove. Sempre la stessa pioggia. Si infila sotto la pelle, sottile e insolente. A stare fuori tutto il giorno, con questa pioggia che batte sulla schiena, arrivo a sera e quasi non riesco a camminare eretto. Ho ventotto anni ma ne sento addosso molti di più.

L'uovo - di Davide Bartolomeo Salvemini

Ore 3:00
Laboratorio n. 21
Stadio n. 1
L’uovo si sta schiudendo. Il taglio si allarga come una bocca durante lo sbadiglio. Liquido rosso cola dalle sue labbra. Sgocciola. Il pavimento si colora. Le urla fanno a pugni con la stanza che le contiene.
Non piangere. Rilassati.
Lo squarcio si riempe. La creatura esce. Le ombre bianche lo tirano con forza verso la vita.
Fa caldo nel laboratorio.

giovedì 16 giugno 2011

Summer Evening

Giulia Lecce
premio LE STAGIONI/Si prega di scrivere
Terza classificata

«Chissà chi è l’autore di quel quadro?». In un tipico porticato americano un ragazzo e una ragazza parlavano. Era buio. «Sarà estate» pensò «lei è abbastanza succinta». In quel momento si ricordò di essere mezza nuda anche lei, frugò fra le lenzuola e non avendo successo nell’impresa cercò sotto il letto, stando ben attenta a non far troppo rumore. Lungi da lei anche il minimo desiderio di svegliarlo. Era l’autunno a farle quest’effetto.

Quattro lezioni


Silvia Bernardi
premio LE STAGIONI/Si prega di scrivere
Seconda classificata

Autunno, lezione sulla caducità.
L’uomo, anche nella società contemporanea distorta e caotica, non può negare che la sua intera esistenza è concatenata al ciclo delle stagioni.
No, se inizio così, nessuno dei miei nuovi studenti capirà; per loro settembre è solo il mese in cui ci si infilano i piedi nei banchi di scuola lasciando la testa nella mitologia dei ricordi estivi.

Immagini dell’assenza


Maria Chiara Monaldi
premio LE STAGIONI/Si prega di scrivere
Prima classificata

Mia madre amava tre cose. Il suo orto, le papere e le galline.
Quando lavorava nell’orto con il rastrello arrugginito, curva come un arco, le galline le razzolavano tra le gambe. Ogni tanto, si alzava e si appoggiava al manico del rastrello, una mano sull’altra e la guancia sopra.